Due notti sotto il cielo stellato del Pollino

Quando una decina di anni fa ricevetti in regalo un atlante di immagini astronomiche, ero assolutamente certo che non sarei mai riuscito a vedere il bellissimo ammasso aperto incastonato in un tappeto stellare presente tra le sue pagine!

Ma ho dovuto ricredermi!

Osservavo già da molti anni eppure non sapevo di che ammasso si trattasse! Mi colpì particolarmente perché tutti gli astri che gli facevano da sfondo erano così compatti, da rendere evidete la nube di gas e polveri ad esso vicina e facendola sembrare tanto nera da essere definita da Barnard, lo scopritore, una Macchia d’Inchiostro nel cielo stellato! Negli anni seguenti, quel piccolo ammasso stellare, NGC6520 nel Sagittario, divenne uno dei miei preferiti ma mai avrei immaginato di poter vedere con i miei occhi anche B86, la nebulosa oscura che lo accompagna, perché questo tipo di nubi, sono annoverate tra gli oggetti più elusivi del cielo stellato.

Eppure è proprio ciò che è successo in queste due notti all’ombra del Pollino! O meglio: è solo un esempio di ciò che ho potuto felicemente sperimentare sotto un cielo davvero buio con un grande telescopio tra le mani!

Quasi tutti gli oggetti Messier più difficili perché lontani o perché con bassa luminosità superficiale, hanno mostrato all’oculare dettagli incredibili: i globulari M107 ed M14 risolti in stelle; M51 ed M100, anche se basse all’orizzonte, mostravano chiaramente in visione distolta la loro natura spiraliforme; ed Andromeda luminosissima e lunghissima, era attraversata da due enormi bande scure che come due spesse linee nere, sembrano portare fino a NGC206, una nube presente all’interno di quella stessa galassia.

Spettacolo delle due notti è stata M33, la Galassia del Triangolo di cui erano facilmente riconoscibili due bracci opposti e con più attenzione altri due inframmezzati. Uno dei quali, disegnato da una linea curva di stelle, finiva per dividersi in due parti, proprio come dimostra qualunque foto della galassia! E tutte le piccole macchie che la disseminavano? Erano tante nebulose di quella spirale, tra le quali spiccava NGC604 che sembrava il finale con botto del braccio più luminoso!

Con le ultime luci del crepuscolo ancora all’orizzonte, dall’altra parte del cielo la Via Lattea era già visibile; e a notte fonda, come un fiume in piena ricco di stelle, con le sue evidentissime zone oscure e luminose attraversava decisa il cielo da nord-est a sud-ovest!

Al telescopio gli ammassi aperti più luminosi si confondevano con lo sfondo stellare; quelli meno luminosi prendevano forma è arricchivano di forme e colori zone di cielo che da casa sembrano vuote; le nubi di M8, M16, M17 ed M20 si staccavano dal cielo incredibilmente e gli innumerevoli chiaroscuri che si creavano, sembravano disegnare una Laguna, un’Aquila, un Cigno ed una “Trifida”!

Tramonto con Luna

Molte galassie e nebulose planetarie, anche quelle elusive, erano visibili già solo al cercatore: oltre a quelle citate, ricordo ad esempio la Nebulosa Elica, la meno nota galassia NGC247 e la più famosa NGC 253 dello Scultore, altro sogno impossibile di quando ero alle prime armi, realizzatosi in queste due notti al Pollino, osservandola enorme al telescopio e con leggeri chiaroscuri nella parte centrale!

Molte altre galassie “giustamente” non erano visibili al cercatore, ma al telescopio mostravano dettagli unici che le rendono riconoscibilissime, come la sottilissima nube oscura che attraversa la galassia NGC891 e le forme di alcune altre visibili di taglio, come la coppia NGC7332 e 7339!

Tra gli oggetti più elusivi osservati, ci sono alcune nubi oscure poste poco a nord di Alnasl, gamma sagittarii; le deboli stelline del globulare NGC6717 e sicuramente NGC6888, la Crescent Nebula, di cui era visibile la parte più luminosa del suo arco nebulare! Queste deboli strutture con i filtri OIII ed UHC diventavano ancora più evidenti, come quella sottile ombra nella Nebulosa Aquila che altro non era che il complesso dei famosi Pilastri della Creazione; ed in alcuni casi diventavano addirittura eccezionali, come gli intricati ricami della Nebulosa Velo!

ISO-409600

Impossibile descrivere i dettagli di tutti gli oggetti osservati, anche perché con una tale vetrina, l’acquolina spingeva a spostarmi velocemente da oggetto all’altro, tanto da riuscire a collezionare in due notti di osservazioni un totale di circa 180 oggetti deep-sky! Totale che supererebbe le 200 unità, se volessi contare le singole galassie visibili nei piccoli ammassi di galassie osservati! Le deboli luci di questi universi isola, alcuni dei quali all’oculare subito visibili ed altri appena percettibili, nascondono in tanta apparenza, la mostruosità di immense strutture galattiche spesso tra loro interagenti, come appunto accade negli Hickson 18, 86, 93, 94 e nel Quintetto di Stephan!

Oltre a tutta questa enormità osservata al telescopio, sono rimasto stranamente colpito dalle costellazioni! L’alto numero delle stelle visibili ad occhio nudo, soprattutto quelle più deboli, sembrava infatti arricchire di dettagli il cielo stellato, tanto da rendere più “comprensibile” l’immagine associata oramai da secoli alla singola costellazione! Siamo solitamente abituati a vedere e a disegnare le costellazioni solo con le stelle più luminose, ma agli occhi dell’uomo antico, la volta celeste era decisamente più ricca di stelle, che pure se deboli, come ulteriori dettagli, alterano totalmente l’immagine stilizzata che nell’insieme viene fuori!

E proprio per questo che la debole costellazione dell’Aquario mi ha completamente affascinato! Mentre gran parte delle costellazioni sono disegnate da stelle tra loro “vicine” ma nello stesso tempo “solitarie”, in questa zona di cielo esse sembrano concentrarsi in tante piccole curve di TRE astri distanti l’una dall’altra che a null’altro potrebbero assomigliare se non a dei rivoli di acqua stilizzati, che con le loro curve, venute fuori da uno stesso punto e scorrendo verso il basso, finisco per dividersi un po’ da una parte ed un po’ dall’altra.

Collage di astri fuori fuoco – dobson 18″ – x285

E alle due estremità, ecco le due luminose Diphda e Fomalhaut che seppure di colore diverso, sembrano delimitare in modo ordinato lo scorrere di queste acque versate.

Insomma: in queste due notti di osservazioni, durante le quali lo Scorpione ha lasciato spazio al suo mitologico nemico, Orione, e la Grande Orsa inseguita dagli uccelli cacciatori è morta e poi ritornata in vita librandosi nuovamente nella volta celeste, il cielo stellato del Pollino mi ha silenziosamente svelato i suoi segreti, si è come denudato davanti ai miei occhi, lasciandomi vedere le sue bellezze più nascoste e i suoi grandi tesori mai finora osservati, lasciandomi così, quella sensazione che si ha quando si avvera qualcosa di impossibile o quando si vede qualcosa d’incredibile e la si vede per la prima volta.

Un forte ringraziamento al Gruppo Astrofili del Salento per l’ottima compagnia riservatami, in modo particolare a Francesco D’Oria che con la sua disponibilità mi ha portato tra alcune galassie ed ammassi di galassie mai prima osservati!

Di seguito ecco le sue dettagliate descrizioni della serata su alcuni oggetti del profondo cielo: nella prima c’è un riferimento alla Nebulosa Saturno e alla Galassia Superman; nella seconda, al debolissimo resto di supernova nel Cigno, catalogato Sh2-91!

Le immagini del cielo stellato sono state scattate con un Hauwei P30 a mano libera.

Cieli colorati!!!

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