La FACCIA della LUNA!

Ma cosa sono quelle macchie scure
visibili nella faccia della Luna???

Sono in pochi oggi quelli che si pongono questa domanda
contrariamente a quanto accadeva nell’antichità,
quando pur essendo impossibile arrivare alla soluzione,
le diverse e disparate spiegazioni che se ne davano
erano sentite a tal punto da entrare a far parte
non solo di vecchi PROVERBI e FILASTROCCHE per bambini
ma anche nei versi di Shaekspeare e della DIVINA Commedia!

A guardarla bene la FACCIA della LUNA
sembra proprio lo schermo di una TV!
Sa trasmettere documentari, film,
serie televisive e approfondimenti storici,
che anche in base all’orario,
passano da un carattere LEGGERO in prima serata
a quello più FORTE proprio delle ore più piccole.

Ma la cosa più bella è che per cambiare canale
NON serve né un TELE…comando, né un TELE…scopio
perché basta guardarla con gli occhi della fantasia!

Tantissimi sono gli ATTORI che sono passati
e che continuano a passare su questo
eterno schermo visibile a tutti:
il VOLTO di uomini e donne,
un ROSPO, un ELEFANTE, un TOPOLINO
CANI, GATTI ed tanti altri animali!

Personaggi che attraverso queste semplici GIF
sembrano prendere VITA direttamente
dalle macchie visibili nella FACCIA della LUNA,
proprio come accadeva nei secoli passati
nella fantasia dell’uomo antico e moderno.

Per F. Zamboni era un cane (ma senza pesce)

Ecco allora una foto con cui poter
GIOCARE con la FACCIA della LUNA!

Potremo disegnarci direttamente sopra
oppure ricalcare i contorni su un foglio bianco
appoggiando la luna alla finestra!
In ogni caso sarà meglio cercare
FIGURE grandi, con pochi dettagli
e seguire i lineamenti più evidenti,
così da poterle rintracciare ad ogni Luna piena
già ad OCCHIO NUDO o al BINOCOLO!

Ad ogni Luna piena perché pur ruotando
la Luna ci mostra sempre la stessa faccia;
ciò che cambia è solo l’inclinazione del suo volto,
perché mentre ruota su se stessa,
anche NOI, a bordo del nostro Pianeta,
ruotiamo velocemente su noi stessi;
per cui dal sorgere al tramonto, la sua faccia
sembrerà ruotare in senso orario di molti gradi!

Il fenomeno è quindi verificabile in UNA sola notte
e DISEGNANDO sulla sua faccia sarà sicuramente semplice
farlo notare anche ai più piccoli!

A causa di questa rotazione, ci sono figure riconoscibili
solo nella Luna che sorge …come il CONIGLIO lunare;
altre rintracciabili solo in quella che tramonta
come l’UOMO nella Luna, CAINO, MARCOFFO;
ed altre riconoscibili solo se la guardassimo a testa in giù,
cioè solo se fossimo nell’Emisfero Australe!

Alcune figure qui visibili sono originalissime,
perché trovate da me solo recentemente!

Tra esse appare quella di un RANOCCHIO
visibile nelle zone chiare della Luna
e che come potreste facilmente constatare,
è riconoscibile fissando la Luna
già solo ad OCCHIO NUDO!

Questo non è un dettaglio da poco,
se consideriamo che nell’antichità l’occhio umano
era l’UNICO strumento con cui si osservava il cielo!

Ed infatti è stato davvero una SORPRESA per me
una volta trovato, venire a sapere
che già in Giappone ed in Nord America
si tramandavano leggende di una Rospa nella Luna:

in Oriente era una donna scappata fino a lì
dopo aver bevuto una bevanda d’immortalità
e dove sarebbe stata trasformata in un rospo;
in Occidente invece era una vera rospa saltata lassù
per sfuggire alle lusinghe di un lupo troppo insistente!

Chissà che in quei luoghi e in quei tempi lontani
non se la immaginassero proprio così!

E VOI invece: che cosa vedete?

Trovate qualche immagine e potremmo pensare
di condividerla su facebook!

Può sembrare un GIOCO per bambini,
eppure le macchie visibili nella Luna
già due millenni fa, suggerirono a Plutarco
che la Luna fosse proprio COME la Terra;
e nel XIX secolo all’astronomo Vincenzo Cerulli,
che i Canali visti da Schiaparelli su Marte
fossero solo frutto di una PAREIDOLIA,
proprio come accade con le MACCHIE della Luna.

I canali nella Luna – Cerulli. A parità di distanza, la Luna al binocolo appare come Marte al telescopio e i canali visibili sulla superficie marziana, sembra ritrovarli pure sulla Luna.

Proprio sulla scorta di questo fenomeno ottico
il grande astronomo francese Camille FLAMMARION
invitò tutti i lettori della rivista mensile L’Astronomie
a rappresentare in un disegno proprio ciò che ad ognuno
sembrava di vedere nella faccia della Luna.

E tutte le immagini che ricevette, talvolta anche STRANISSIME
furono da lui descritte e pubblicate
nel numero di quella rivista dell’anno 1900.

Eccone alcune. Si riconoscono: uno scarabeo, un’antilope con donna sul divano, volti ed un uomo decapitato.

Insomma: un GIOCO sì, ma carico di STORIA!

E che assume ancora più valore quando veniamo a sapere
che esistono FIGURE nella LUNA tramandate da secoli!
STORIE e TRADIZIONI che mi sono divertito
a ripercorrere a grandi linee nelle parole che seguono!

Ma ditemi, che son li segni bui
di questo corpo, che laggiù in terra
fan di Cain favoleggiare altrui?
II,49

Chiedeva Dante a Beatrice,
una volta entrato nel Cielo della Luna.

Domanda a cui già 10 secoli prima, Plutarco
nel suo De facie lunae, rispondeva:

quanto a questo suo volto che ci appare,
come la nostra terra ha certi grandi golfi,
così quella è aperta in grandi profondità e fratture
che contengono acqua, oppure aria torbida
;
dentro queste la luce non discende e nemmeno le sfiora,
ma invia quaggiù una rflessione discontinua”.

Lo stesso facevano Anassagora, Democrito,
Filolao e probabilmente anche Socrate,
almeno da quanto si deduce dal mito della terra-vera
che nel Fedone, Platone pone sulle sue labbra!

Platone trovava la soluzione considerando la Luna
composta in parte di terra – le zone scure –
ed in parte dal materiale delle stelle – zone chiare -;
Averroè invece le considerava frutto
della differente densità della superficie lunare.

Quest’ultima era l’ipotesi sostenuta anche da Dante
prima di essere “corretto” da Beatrice
con una spiegazione tutta metafisica
secondo cui la causa delle macchie lunari
non poteva essere racchiusa esclusivamente
in una questione di densità!
Sarebbe un po’ come accade con le stelle:
appartengono tutte alla perfezione del cielo,
partecipano tutte delle stesse qualità angeliche
a loro trasmesse dal Primo Mobile,
eppure appaiono tra loro diverse nella luminosità!
La diversità dipenderebbe infatti
dal diverso modo in cui tali qualità
si legano alle materie celesti o terrestri

e non semplicemente dalla materia delle cose in sé;
e quindi sarebbe riscontrabile oltre che tra le cose
anche nelle cose stesse, proprio come accade
con le macchie visibili nella faccia della Luna!

Anche F. Zamboni parla di un decapitato nella Luna

Altre soluzioni erano ancora più “fantasiose”:
c’era chi le considerava come zone
in cui, rispetto alle parti chiare,
la luce solare non era per niente riflessa;
oppure chi, considerando la Luna composta
da strati con densità di materia diverse,
faceva delle macchie visibili il risultato
delle riflessioni interne dei raggi solari.

C’era chi, “staccandole” dalla superficie lunare,
le identificava con nuvole lunari, come faceva Eraclide;
o chi le considerava ombre di corpi posti tra la Luna e la Terra!

Altri ancora le “rimandavano” fino alla Terra,
identificavandole con l’ombra del nostro pianeta:

Clearco e Agesianatte ad esempio,
identificandole con il riflesso dell’oceano
o di altre parti della Terra più alte,
facevano della Luna piena

“il più bello e il più puro di tutti gli specchi
per lucentezza ed uniformità”.

Plutarco, de facie.

e Aristotele, pensandola liscia e perfetta,
pur di salvarla da difetti troppo terrestri,
le considerava ombre delle nostre montagne!

C’era poi chi, basandosi su un’antica concezione stoica
che immaginava gli astri capaci di “nutrirsi
di umidità ed esalazioni terrestri,
le considerava un mero effetto transitorio:

Senza dubbio alcuno, le stelle
si cibano di umidità terrestre,
dato che la luna, quando è a metà,
non si vede mai macchiata
,
perché la sua forza normale non ancora
le consente di attingere qualcosa di più;
le macchie infatti non sono altro che
impurità di terra aspirate insieme all’umidità
“.
Plinio il Vecchio, Storia Naturale II,6.

Ed infine chi arrivava anche a negarne l’esistenza,
considerandole una mera suggestione ottica
causata dai difetti della vista umana
incapace a sostenere l’alta luminosità lunare.

Leonardo, che fu tanto bravo da riuscire
ad occhio nudo a notare anche le macchie più piccole,
le considerava come immense distese
di mari, laghi e paludi, che assorbendo parte
della luce solare ricevuta, apparivano più scure;

Ed Hartsoeker, fisico olandese del XVII secolo le interpretava
ancora come zone ombrose ricoperte di boschi e foreste.

Argomentare sulle origini di tali macchie
a chiunque visibili e dalla natura così oscura,
era insomma un campo troppo ghiotto
per la natura dell’uomo antico e medievale,
che carico di superstizione e fatalismo com’era
smussandone i contorni, con la sua FANTASIA
non poté fare a meno di unirle tra loro
fino a rintracciare in esse forme ed immagini:
un po’ come è avvenuto con le costellazioni,
quelle che erano semplici chiazze sulla FACCIA della LUNA
hanno ai suoi occhi assunto pian piano
sembianze di VOLTI e di ANIMALI tratti dal suo vissuto,
che intrecciati con leggende, aneddoti, religione e mito,
sono in qualche modo diventate vive, cariche di storia
e protagoniste di fatti tramandati fino ai nostri giorni!

E così, secondo un mito azteco,
quando ancora non esisteva il giorno,
gli dèi, intenti a creare il Sole e la Luna,
scelsero due divinità che con coraggio
saltassero nel fuoco per diventare sfere luminose!
Tecuciztecal impaurito, inizialmente si ritrasse;
Nanauatzin invece si tuffò senza esitare,
e solo allora fu seguito dal compagno.
Entrambi divennero sfere luminose
ma per differenziare il coraggio del secondo
e per farlo sapere anche gli uomini,
uno degli dèi scagliò addosso al primo un coniglio
che sarebbe ancora oggi visibile sulla superficie lunare.

O ancora:

Anche nella tradizione orientale
le macchie visibili nella Luna sarebbero un coniglio,
finito lì perché divenuto simbolo estremo
di carità e sacrificio: secondo una favola buddista,
nel giorno dedicato a tali virtù,
una scimmia, una lontra, uno sciacallo ed un coniglio
incontrato un vecchio viandante sfinito dalla fame,
si misero alla ricerca di cibo per sfamarlo.
Il coniglio però riuscendo a trovare solamente fili d’erba,
decise di gettarsi ne fuoco per offrire se stesso per nutrirlo.
Commosso dall’eroico gesto, la dea Śakra
che si nascondeva dietro le sembianze del viandante,
disegnò la sua immagine nella Luna perché fosse da tutti ricordato.

Alcune varianti vedono questo coniglio
con un pestello ed un mortaio tra le zampe
intento a preparare un elisir d’immortalità
o semplicemente una torta di riso.

Questa favola è ancora oggi molto sentita
come dimostrano la cosiddetta Festa della Luna
e i tanti riferimenti presenti nei cartoni animati
come Sailor Moon, Lamù e Dragon Ball!

In Italia fu riproposta da Angelo Branduardi nel 1977
con una canzone: La Lepre nella Luna.

Sempre in Oriente un’altra variante
parla di un coraggioso coniglio
che per difendere la sua colonia
da un branco di pachidermi in cerca di acqua,
non esitò a parlare col re degli elefanti
e a presentarsi a lui come
il Coniglio che sta nella Luna!
Il GROSSO animale, prese sul serio
le parole del PICCOLO animale solo quando,
intento ad abbeverarsi al Lago della Luna
vide che la Luna riflessa nell’acqua
cominciava ad oscillare quasi a confermare
le parole del coniglietto
(aveva solo mosso l’acqua con la proboscide).

In questo modo l’ASTUTO coniglio
riuscì a convincere il gigante re
a lasciare quella zona per un’altra,
mettendo così in salvo la sua colonia
dalle possenti zampre del branco degli elefanti.

Bella storia Vero? Eppure è curioso notare che
anche il Re elefante avrebbe potuto dire di essere l’ …

Nel Vecchio Continente le leggende nate
intorno alle MACCHIE della Luna
sono tra loro interconnesse
e solitamente legate alla tradizione religiosa:
i temi principali sono il Volto e l’Uomo nella Luna!

Una di esse è riportata proprio
nella domanda di Dante a Beatrice:
l’Uomo o il Volto visibile nella faccia della Luna
sarebbe per molti Caino, figlio di Adamo,
esiliato da Dio fin sopra la Luna
per l’uccisione del fratello Abele
e condannato a portare eteramente sulle spalle
il fascio di spine col quale preparò il sacrificio,
che secondo la Bibbia, Dio stesso non avrebbe gradito.

Leggenda così comune da diventare anche una filastrocca:

“Vedo la Luna, vedo la stella
è Caino che fa le fritelle.
Vedo il lupo incatenato
che ha mangiato il mio castrato”

e così popolare da essere tramandata
con numerose varianti: altrove ad esempio
nella Luna c’era quell’uomo lapidato
dal popolo d’Israele perché scoperto,
come si legge nella Bibbia (Nm 15,32-36)
a prendere legna nel giorno sacro a Dio, il sabato.

Giorno che nei racconti di tradizione cristiana
diventa ovviamente la domenica.

In Germania si narrava infatti
di un uomo e di una donna nella Luna
lì imprigionati per non aver rispettato il precetto:
l’uno avrebbe sparso rovi e spine
sul sentiero che conduceva alla chiesa,
in modo da impedire alle persone ad andare a messa;
e l’altra avrebbe fatto il burro invece di andare a pregare!
Ed ora, ora sarebbero lì, lui col suo fascio di spine
e lei con la sua vasca di burro, come monito per tutti.

In altre varianti sempre di carattere religioso,
abbandonato ogni aspetto negativo,
quelle visibili nella faccia Luna diventano
figure importanti da cui trarre esempio!
E così, l’Uomo con il carico di rovi
diventa Isacco, figlio di Abramo
che come la Bibbia racconta,
carico di legna assieme a suo padre
andava incontro al suo sacrificio;
mentre il Volto nella Luna
per la tradizione aggadica diventa Giacobbe
e per quella cristiana Maria Maddalena in lacrime.

In altre varianti negative e più profane,
l’Uomo nella Luna era Marcolfo o Marcoffo.

Il nome appare in un’anonima novella del XV secolo
il Dialogus Salomonis et Marcolphi
in cui il brutto ed astuto contadino,
giunto alla corte del Re Salomone,
dopo aver contrapposto alla sacra genealogia biblica
la propria e quella dai facili costumi della moglie,
finisce scioccamente col disputare con lui,
contrapponendo alla rinomata saggezza del re
la sua presunta “sapienza” popolare e contadina,
ricca di giochi di parole volgari
e priva di qualunque insegnamento.

Abbandonando definitivamente ogni legame biblico,
ma conservando l’assurda stoltezza
che contraddistingueva quel personaggio,
la leggeda di Marcoffo era ed è conosciuta
in molte parti d’Italia secondo numerose varianti.
Quella molisana fu riportata da F. Montuori:

Altre varianti sostituiscono i rovi con una lanterna,
un falcetto o con un cane, come si legge
ad esempio tra i versi delle opere di Shakespeare:

e ciò che veniva rubato poteva essere legna, rami di salice,
un fascio di cavoli dal giardino del vicino,
oppure qualche pecora …attirata con cavoli.

Alcune di queste varianti di origine italiana furono raccolte
da Stanistao Prato nel seguente articoletto:

Nel mantovano invece si raccontava
che l’uomo imprigionato nella Luna
così da impedigli di derubare i contadini,
fosse un folleto di nome Silvàn!

Ad andria, Verona e zone limitrofe,
è ricordato sotto il nome di Salvanèllo
e la storia è sempre quella di un ladro
col suo bottino, col suo fascio sulle spalle
ed altre innumerevoli varianti, esiliato sulla Luna.

Di lui resta traccia nel proverbio:
Te camini come Salvanèlo su la Luna
ch’el g’ha la fassina a spale
” –
“Cammini come Salvanello sulla Luna
che ha un fascio di legna sulle spalle”.

Di Silvan invece è ancora oggi possibile trovare traccia
sui portoni lignei della cittadina di Pomponesco!

Silvan nella luna, Pomponesco (MN) – Roberto Roda

Insomma, la tradizione dell’Uomo nella Luna
che sia Caino, Silvàn, Marcoffo, Salvanello
o qualunque altro personaggio anonimo
lì imprigionato per le sue nefandezze,
era così diffusa che oltre all’alto numero
di citazioni nelle opere letterarie europee

Ancora in Shaekspeare

ha lasciato varie tracce di natura artistica,
come ad esempio il sigillo di un certo Walter Grendon,
posto su un contratto privato risalente al 1335,
dove un uomo nella luna, sotto le stelle,
con un carico sulle spalle ed in compagnia del suo cane,
dice in rima: “Cur spinas Phebo gero/te Waltere docebo” –
“t’insegnerò, Walter, perché sto portando spine sulla Luna”
;

Sigillo di Walter de Grendon – 1335 – (“Phebo”, forse errore da Phoebe,
nome di Artemide associato alla Luna);

ed ancora come l’affresco del XV secolo visibile nella volta
della Chiesa di San Benedetto in Gyffi, in Galles,

Volta della chiesa di San Benedetto, Gyffin – XV secolo- Particolare – Iain Wright

dove la Luna che appare assieme a Sole
e alle stelle per simboleggiare il regno del cielo,
è rappresentata con un uomo al suo interno!

Dettaglio in risalto dell’Uomo nella Luna

Altre tracce sono evidenti nel linguaggio comune,
come ad esempio nell’espressione proverbiale:
Me pare Marcoffo int’a Luna“, per indicare
una persona sciocca ed ingenuamente prevedibile,
proprio come si rivelò Marcoffo dinanzi a Salomone.

Essendo la Luna visibile in ogni parte del mondo,
il numero delle leggende nate attorno
alle macchie visibili nella sua FACCIA
potrebbe corrispondere praticamente al numero
dei popoli vissuti sulla FACCIA della Terra;
per cui enumerarle e raccoglierle TUTTE
sarebbe davvero impossible!

Nel 1885 tuttavia il reverendo Timothy Harley
provò a sintetizzarle nel suo Moon Lore, testo oggi
completamente e gratuitamente leggibile qui!

Lì è riportato anche mito Eschimese
seecondo il quale la Luna con le sue macchie nere
personificava il volto di una donna
scappata da un violento stregone, suo marito e fratello,
che prima di rivelarsi crudele fino a bruciarle il volto
si mostrava sempre gentile perché “innamorato” di lei …

una storia – potremmo dire – che appare ancora molto attuale!

Era tratto da: Dr. Rae, On the Esquimaux. vol. iv.

Nel libro però manca la più bella tra le pareidolie lunari
perché scoperta da Filippo Zamboni solamete alcuni anni prima.
Egli, ispirato dalla bellezza del luogo in cui si trovava
e cioè il terrazzo della villa di Capodimonte
che affaccia direttamente sulla città di Parthenope,
notò – per CASO – il famoso Bacio nella Luna!

In omaggio al poeta triestino e a sua moglie
per il 140esimo della scoperta avvenuta a Napoli,
ecco una reinterpretazione di quel bacio
in cui l’incontro tra le labbra di Luno e Luna
viene ambientato proprio lì, con alle spalle
la Luna piena che sorge non lontana dal Vesuvio
!

Conosciute queste ETERNE tradizioni,
tocca ORA alla NOSTRA fantasia
cercare NUOVE immagini PROTAGONISTI di NUOVE STORIE
che noi stessi possiamo inventare!

Cieli colorati!!

Bibliografia

Plutarco, de facie quae in orbe lunae apparet.
Timothy Harley, Moon lore, 1885.
Elliot R. Wolfson, The Face of Jacob in the Moon:
Mystical Transformations of an Aggadic Myth
,
in The seductveness of Jewish Myth, 1997.
Alfonso Cardamone, Traccie di Luna,
Mitologie lunari tra oralità e scrittura
, 2006.
Pietro Greco, L’astro narrante: la Luna
nella scienza e nella letteratura italiana
, 2010.
Pierluigi Donini, Il volto della Luna:
scienza e mito in Plutarco di Cheronea
,
in Rivista di Storia della Filosofia
Vol. 65, No. 3 (2010).