Il BACIO nella LUNA!

Era il 20 agosto del 1880, quasi 140 anni fa,
quando Filippo Zamboni, poeta triestino
in compagnia della sua amata moglie, Emilia Dagnen,
dal terrazzo antistante la Villa Reale di Napoli,
scoprì il famoso Bacio nella Luna!

Erano gli ultimi giorni del loro soggiorno nella città
e dopo aver visitato bellissimi luoghi
come Pompei, Posillipo, Amalfi,
e la collezione numismatica Santangelo
conservata al Museo Nazionale,
non gli rimaneva che visitare
la galleria della Villa di Capodimonte.

Risalito il colle in una carrozza e giunti al cancello,
furono però fermati dal portiere del luogo:
Signurì, addò iate, tenite o permesse?
[…] Nun è pussibbele senz’o permesse.
E po’, è già troppe tarde”.

Quando oramai sembrava tutto da rimandare,
ecco arrivare un “individuo equivoco”
come lo definisce lui, che prendendo la cosa “a cuore”,
probabilmente in vista di una bella mancia, disse:
“Nu ddubitate, vuie eccellenze, nu site persone comm’a llate,
ce penz’i a farve trasì e avè o permesse.
[…] Ntante aspettateme là sott’a u purticate d’o palazze”
.

In attesa di quella mediazione, all’aperto,
dal terrazzo ad arco che con la sua ringhiera in ferro
affaccia direttamente sul golfo della città
– “che per espandersi, vorrebbe entrare nel mare”… –

ecco all’improvviso sorgere davanti ai loro occhi
la Luna Piena nel pressi del cono del Vesuvio:

“Come un trionfo era sorta la Luna piena;
il disco grandissimo e carico di sole, glorioso.
All’improvviso mi lampeggiò una visione.
– Oh vedi tu là quella bellezza di testa virile,
così incarnata, un profilo? –

– Sì la vedo, la vedo! E’ proprio una testa! -.

[…] Eravamo estatici: quasi la terra, il mare
e tante bellezze in cielo fossero tutte solo per noi,
per noi soli.

Poi come se Essa non mi fosse accanto, ma lassù:
– Vedi a sinistra una testina di donna?
Tutta di luce biachissima? Quanto somiglia a te,
col pesante tesoro dei tuoi capelli biondi

fluttuanti, crespi, molli quando sono profusi?

Essi due si baciano! – E mi posi ad atteggiarle in viso”.

La loro contemplazione del cielo
cessò improvvisamente con l’arrivo di quell’uomo
e visitata la galleria in tutta fretta,
ritornarono immediatamente in albergo,
senza ricercare le due teste nella luna.

La cosa gli balenò in mente
solamente qualche anno più tardi
quando non riuscendo subito a ritrovarle,
cominciarono a pensare che
potesse essersi trattato solamente
di un inganno momentaneo,
o di un gioco di ombre e di luci;
per cui, senza dargli troppo peso,
dimenticarono anche la data precisa
di quando tutto era accaduto.

Solo quando Zamboni pensò di mettere mano
al suo nuovo dramma letterario, Sotto i Flavi,
cominciò a ricercare i due amanti nella luna!

Come quando si prova a ricostruire l’incisione
sulla faccia di una moneta corrosa dal tempo,
così egli ricominciò a ricercare nella Luna
le tracce perdute delle due teste.

Per meglio ricostruire le circostanze di
quella sera avventurosa sul terrazzo di Capodimonte,
andò pure alla ricerca di lettere e appunti nei suoi diari,
dove trovò un’annotazione dell’inverno precedente
al loro soggiorno, in cui le raccontava

il sogno di essere a Napoli, insieme in riva al mare.
Poi sulla Luna ove noi ci baceremo anche lassù! “.

In effetti a Napoli la Luna l’avevano osservata spesso
e molte di quelle sere nella loro stanza
non vi era altro lume che quello della Luna!

Eppure i suoi mari quella volta gli risultavano
più densi, più neri, quasi profondi,
tanto da usare il binocolo per vederci più chiaro:
“perché proprio ora a Napoli questo disordine nell’aspetto lunare?
[…] Dove sono i crateri tante volte altrove
paragonati da noi al Vesuvio illuminato dalla Luna?”.

Cominiciò così a convincersi che quelle macchie lunari,
che in quei giorni precedenti lo avevano tanto attirato,
si erano in qualche modo incoscientemente
già ordinate dentro di sè e che solo successivamente,
si sarebbero ricomposte divenendo chiare anche alla mente.

La ricerca delle due facce nella Luna fu lunga e faticosa!
Ma una volta ritrovate, per non perderle più,
oltre a ricostruire la scena di Capodimonte,
adattandola agli amanti Giulio ed Eponia
protagonisti del suo dramma, …

… decise di incaricare degli artisti
perché le fissassero in un’ immagine
non troppo diversa da come appaiono nella realtà,
partendo da uno schizzo disegnato da lui e da sua moglie!

Agli artisti diplomati, preferì un semplice alunno
perché più libero dai rigidi precetti accademici.
Lo condusse più volte sul ponte del Danubio
– lavorava infatti a Vienna – da dove poter riprodurre
l’immagine dal reale e sotto i vivi colori del tramonto.

Il risultato fu pubblicato nel dramma…

… e successivamente su una prima edizione di 2000 cromotipie
riportanti i versi de I Flavi in varie lingue, nel seguente modo:
“le due teste […] e il cielo scuro con qualche stella.
Sotto, l’orizzonte illuminato dal plenilunio
e l’immensità del mare […] della mia Trieste!”.

Lettera ad Elda Gianelli, 8 ottobre 1889.

L’immagine divenne subito popolare in tutta Vienna,
tanto che già nel luglio dello stesso anno (1885),
sui ponti e suoi luoghi con orizzonte limpido,
nel giorno del plenilunio, si notavano
gruppi di persone che cercavano di vedere
questo bacio pubblico nel cielo!

Tutti si chiedevano come fosse riuscito a trovarlo!
E la sua risposta era sempre la stessa:
Non fu studio: fu per caso, soltanto per caso!
Per un felice concorso di circostanze,
per fantasia del momento, […]
tutte le altre circostanze propizie che posson avermi
fatto osservare per forza, quel dì, in quel luogo,
in quell’ebrezza d’animo, insomma per la follia
– dovrei dire: – legge del caso
“.

Ma la scoperta dei due amanti, oltre alla gente comune
e ad uomini illustri come Italo Svevo,

“Volli interrompere il chiacchierio di Guido
che mi costringeva ad un annuire continuo, una tortura,
e gli descrissi il bacio nella Luna scoperto dal poeta Zamboni:
com’era dolce quel bacio nel centro delle nostre notti […]”.

La coscienza di Zeno,
cap. II, Storia del mio matrimonio, 1923.

seppe affascinare anche molti ed autorevoli astronomi!

Il francese Flammarion, che Zamboni tanto ammirava
e a cui ebbe l’onore di consegnare personalmente nel 1888
alcuni schizzi dell’immagine, subito lo pubblicò e scrisse:

“Mi sembra strano che dopo tante somiglianze
con gli oggetti terrestri trovate nel disco lunare
dai tempi antichi fino ai dì nostri […]
non venisse mai rimarcata la più stupenda di tutte,
un profilo di testa virile che bacia una faccia di donna.
[…] Dopo che si son vedute una volta queste figure
è impossibile di riguardare o il nostro satellite
o una fotografia lunare senza che questa immagine
non emerga ai nostri occhi!”
.

Revue D’Astronomiè Populaire
12 dicembre 1888

Ispirato dalla scoperta dello Zamboni, ancora Flammarion,
nel Mensuelle D’Astronomié del 1898,
a 10 anni dalla precedente pubblicazione,
ebbe la geniale idea di indire tra i suoi lettori
un piccolo concorso dedicato alle immagini
che ognuno pensava di vedere nel volto della Luna!

Arrivarono tantissimi disegni, tra loro molto diversi
e spesso anche davvero bizzarri!
Nessuno di essi però, mostrava contemporaneamente
due facce come quelle visibili nel bacio di Zamboni!

Come l’astronomo R. Spitaler aveva già notato da tempo:

Le deve essere noto che in varie parti del disco lunare
[…] sono state osservate diverse figure,
ma tutte quante, per bellezza e chiarezza,
rimangono molto addietro al Suo Bacio nella Luna
!”

Praga 6 aprile 1895

L’idea del concorso piacque così tanto allo Zamboni
che vi partecipò anche lui inviando altri 5 disegni:
negli anni precedenti infatti,
volendo essere sicuro che non esistesse
da nessun’altra parte un’immagine
come quella del suo bacio, si mise a ricercare
e studiare tutte le antiche fonti
in cui si parlava di immagini viste nella Luna.

Trovò quella di Caino, quella di una Lepre e poche altre,
tutte però conosciute e conservatesi per tradizione!
Per cui giunse alla conclusione che se qualcuno
avesse mai visto il Bacio nella Luna prima di lui,
la notizia si sarebbe sicuramente tramandata:

“Eppure i due spiriti di luce […]
che da mille e mille secoli, mese per mese
spariscono e constantemente ritornano congiunti,
pure innanzi agli occhi di tutte le generazioni
passate e del presente […] amoreggiando […]
baciandosi co’ baci più celesti e più prolungati,
furon colti sul fatto, e rivelati ora soltanto da un poeta!”.

Oltre a Flammarion, tra tutti gli astronomi,
fu l’abruzzese Vincenzo Cerulli
quello ad essere completamente sedotto dal bacio:

“La scoperta è davvero trascendente:
tutti ne restano colpiti e ognuno si meraviglia
come prima di saperlo, il Bacio nessuno lo veda.
Io aveva studiato molto la Luna nel binocolo […]
ma con tutto questo studio, la scoperta del famoso bacio
non era nemmeno alla lontana balenata agli sguardi!”

Teramo, 28 ottobre 1898

Ed un mese più tardi in un’altra lettera:
Il suo bacio si vede splendidamente nelle fotografie
[…] ma incomparabilmente più bello che nella fotografia
lo spettacolo appare nel binocolo […]
Non potrò mai abbastanza dolermi
dell’aver fino ad un mese fa ignorato questa meraviglia!
[…] Io vorrei che tutta l’umanità lo vedesse
“.

Teramo, 24 novembre 1898

E fu ancora Cerulli a pensare di utilizzare
la bellissima pareidolia di Zamboni per dimostrare
che i Canali di Marte che qualcuno come Schiaparelli
pensava di vedere sulla superficie del pianeta Rosso,
fossero solamente frutto di un’illusione ottica!

L’Avverto che io vedo mirabilmente
il Suo bacio nella Luna anche ad occhio nudo.
Nel mio nuovo scritto su Marte ne ho data una breve descrizione
per dimostrar l’evidenza che acquistano certi
raccordamenti d’ombre nella visione operata
con un mezzo ottico insufficiente

Teramo 6 dicembre 1898

“Il bacio dello Zamboni nasce dunque da un’astrazione della vista,
dallo scegliere entro un ammasso di macchie naturali
le sole che diano la figura cercata e non vedere che questa!”

Vincenzo Cerulli, Nuove osservazioni di Marte,
Colluriana 1900.

Alla fine Zamboni, dopo aver trascorso
gran parte della sua vita a far conoscere
i volti dei due inseparabili visibili nella Luna,
pensò di scrivere un libro sulla gioia
di aver trovato questo quadro celeste
e su come e cosa abbia fatto per condividerlo
con gli altri contemplatori del cielo!

Purtroppo però, morì nel 1910 prima di vederlo pubblicato!

Sua moglie allora, portò a termine quanto rimaneva da fare
e pubblicò l’anno seguente, con l’aiuto di Elda Gianelli,
“Pandemonio, il bacio nella Luna – ricordi e bizzarrie”
da cui è tratta gran parte di questa sintesi!

Nel libro, lui stesso, vestendo i panni di selenografo,
guida passo passo il lettore in ogni macchia lunare,
così da poter rintracciare in esse i due che si baciano:

Vedrete che tutte le opacità, i tratti più omeno lucidi
della superficie lunare a noi rivolta, concordano ad unirsi,
a disegnarlo, anche ad ornarlo; nulla macchia
rimanendo per sé inoperosa, o spostata, od errante,
cioè che alla leggiadra composizione di di quelle figure
non fosse necessaria”.

Ecco qui la sua poetica descrizione…

… da poter leggere dinanzi al sorgere della Luna Piena
per meglio trovare e contemplare, ad occhio nudo o al binocolo,
il Bacio che vi è nascosto!

Nessuno ci creda di poterle pienamente gustare a prima vista:
conviene rivederle spesso, spesso studiarle
“.

Provando e riprovando baleneranno le immagini
dei due inseparabili: subito l’incanto può sparire,
ma ciò basterà per farci esclamare: Eppure ci sono!

E ciò farete ogni volta che riguarderete la luna piena.
Non vedete adombrati i lineamenti geniali di Luno e Luna?

“Per sempre voi le troverete a prima vista“!

Se poi leggerissime nubi, per il buffo di vento
corrono più rapide innanzi al plenilunio,
le teste si moltiplicano, si muovono
e si chinano una sull’altra,
quasi portando visibili le parole dei due volti,
che non possono essere che buone
quelle di due anime slanciate nel bacio
“.

Sono un dipinto a chiaroscuro, un’opera di scultura,
un antico cammeo d’artefice divino,
un medaglione di una città fantastica
“.

Se un dì saranno spariti gli uomini,
nella rovina del globo, rimarranno nella Luna […]
e le nuove creature d’una terra rinnovata
potranno vedere quali furono le fattezze nostre
nell’antico pianeta
“.

Oh l’amore prima fu sentito in cielo, e perciò fu messo,
amoroso pensiero umanato, nel pianeta a noi più familiare
“.

Si ringraziano
La Biblioteca Civica Attilio Hortis di Trieste,
per l’utilizzo delle immagini dell’Archivio.

e
L’Università degli studi di Trieste,
per le copie digitali dei testi.

Bibliografia
1.Pandemonio, Il bacio nella Luna, ricordi e bizzarrie, 1911.
2.Filippo Zamboni e l’imagine del Bacio su disco lunare, di E. Gianelli,
in Rivista di Astronomia e scienze affini, Anno VI n.6, 1912.
3.www.gallica.bnf.ft per le riviste di Flammarion.
4.Lettere di Filippo Zamboni a Elda Gianelli,
di Elda Gianelli, Trieste 1911.

Cieli colorati!!!




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