I nomi delle stelle: il Triangolo Estivo

Triangolo estivo – immagine di Nils Ribi

La nostra passeggiata tra i nomi delle stelle
continua con alcune delle più famose costellazioni
che riempiono il cielo stellato estivo:
il Cigno, la Lira e l’Aquila.

Le loro stelle più luminose,
rispettivamente Deneb, Vega ed Altair
unite nel cosiddetto Triangolo Estivo,
come dimostra lo studio dei loro nomi,
erano già anticamente congiunte
in alcuni miti di differenti tradizioni!

Ed infatti, sia Vega che Altair derivano dall’arabo
Al nasr al tair e Al nasr al waqi, rispettivamete
Aquila volante ed Aquila in picchiata!

L’immagine di un uccello che vola,
per i due astri, viene fuori dalla presenza
di una coppia di stelle che accompagna entrambe:
Altair insieme a Tarazed e ad Alshain, infatti
forma una linea retta quasi perfetta che ricorda
l’immagine stilizzata di un uccello ad ali spiegate;

Asterismo dell’Aquila Volante

Vega invece, insieme a εζ lyrae
forma un piccolo triangolo quasi equilatero,
che ricorda invece l’immagine stilizzata
di un uccello che vola in picchiata!

Asterismo dell’Aquila in picchiata

I nomi delle due stelle sopracitate
che disegano le “ali” di Altair
rivelano un’uteriore immagine
con cui era letta questa linea di stelle:
entrambi infatti derivano dall’unico
asterismo persiano shahin-i tarazu
che potremmo tradurre in Bilancia a piatti.

L’asterismo dell’Aquila volante o dell’antica Bilancia

Anche un’antica tradizione cinese
poi ereditata in quella giapponese,
lega indissolubilmente Vega ed Altair:
il mito infatti le interpreta come due amanti,
Orihime ed Hikoboshi, una filatrice ed un mandriano,
che dopo un colpo di fulmine, innamoratisi
trascorrevano tutto il tempo insieme
dimenticandosi dei loro doveri.
Per questo motivo, Tentei, padre di lei
e sovrano di tutti gli dèi, decise di dividerli
per sempre attraverso il Fiume Celeste, la Via Lattea.

La Via Lattea separa nettamente le due stelle – immagine di Tom Wildoner

Col tempo, commosso nel vedere
la figlia piangere continuamente,
Tentei concesse che una volta all’anno,
il settimo giorno del settimo mese,
con l’aiuto delle ali di gazze che facevano da ponte,
i due amanti potessero incontrarsi.

I due amanti in origami – immagine dal blog Rika’s Garden

Ancora oggi da tale mito
trae orgine la festività del Tanabata
con le rispettive usanze e tradizioni.

Tanabata Festival in Edo, incisione di Hiroshige 1852

Continuando con i nomi delle stelle
all’interno della costellazione dell’Aquila,
troviamo Deneb El Okab Borealis,
e Deneb El Okab Australis
che descrivono ovviamente la posizione
dei due astri all’interno della Coda dell’Aquila,
rispettivamente quella più a Nord e quella più a Sud.

Curiosamente, un nome molto simile
con lo stesso significato, lo eredita una stella
che si trova invece a disegnare l’ala dell’animale:
Deneb Okab, δ aquilae.

Anche altre due stelle della costellazione
ereditano uno stesso nominativo, stavolta però
dervanti da una differente tradizione araba:
Al Thalimain Prior e Al Thalimain Posterior
rispettivamente per λ ι aquilae, I Due Struzzi,
con gli aggettivi anteriore e posteriore
di origine latina, per distinguerle.

Lo stesso avviene con le ultime tre stelle dell’asterismo
che hanno ereditano dei nomi, η, 12 e θ aql,
rispettivamente Bezek e Bered, che in ebraico
significano Luminoso e Tempesta;
e Tsee Foo, Zattera Celeste,
da una antica tradizione cinese
associata a questa zona di cielo.

Passando alla costellazione della Lira
ci accorgiamo che oltre a Vega,
altre tre stelle hanno ereditato un nome:
una ancora legata all’immagine dell’Aquila
dell’antica tradizione araba;
le altre due invece legate alla Lira stessa,
lo strumento musicale della tradizione greca!

Abbiamo così η Lyrae, Aladfar,
dall’arabo al-uz̧fur, Gli Artigli;
e Sheliak e Sulafat, dall’arabo al salbaq e al sulahfat,
col significato di Arpa, e La Tartaruga!
Nell’antichità infatti, il carapace
era utilizzato come cassa di risonanza
dello strumento a corde.

Dall’errata traslitterazione latina
del termine al sulahfat, deriva la parola
Azelfafage, il nome successivamente associato
per errore alla stella π1 cygni.

Ecco dove trovarla

Quello che per noi oggi è il Cigno o la Croce del Nord,
nell’antica tradizione araba rappresentava sempre un volatile,
anche se meno nomile: infatti, Deneb
il nome della stella più luminosa della costellazione,
deriva dalla frase Dhanab al dajaja, Coda della Gallina;
lo stesso vale per quello della stella centrale, Sadr,
che deriva dalla frase sadr al dajaja, il Petto della Gallina,
e anche la famosa Albireo, era chiamata
Al Minliar al dajaja, Becco della Gallina!

Le stelle dell’asterismo della Gallina

Ancora associate all’immagine di un volatile
troviamo Gienah, ε cygni, dall’arabo janah, Ala
perché si trova in quella zona della costellazione;
e Rukh, o Ruc, δ cygni, dal nome associato
al mostruoso volatile leggendario
che secondo antiche fonti, tra cui
Il Milione di Marco Polo, pare fosse di tanto in tanto
avvistato negli esotici cieli del Madagascar!

L’astro nel Becco della Gallina-Cigno
è più popolarmente nota con l’altro nome
perché associato alla stella doppia colorata
più bella del cielo: Albireo!

Albireo

Questo è il classico caso di nome-stellare in cui
rispondere alla domanda “che cosa significa?
diventa quasi impossibile!

Il termine infatti, è il risultato di assurdi errori
e divertenti casualità filologiche,
che oltre ad accattivare lo studio dei nomi degli astri,
ben sintetizzano la storia dell’Almagesto di Tolomeo
– il libro per eccellenza dell’astronomia antica –
che a motivo della diffusione della cultura islamica,
giunse nelle mani della tradizione latina
solo dopo essere passato per quella araba.

Per comprendere il suo significato bisogna risalire al nome greco
che la costellazione aveva nell’Almagesto: Ορνις, Ornis, Uccello!

Essendo stato erroneamente traslitterato dagli arabi in Urnis,
quando i traduttori latini non riuscirono a capire
da quale parola greca derivasse tale termine,
preferirono traslitterarlo a loro volta
direttamente nella lingua latina
nelle forme eurisim, o eirisun, o eirisim ecc.
come appunto si legge nei vari manoscritti!

Nel Medioevo, un commentatore latino,
azzardò in una nota, l’ipotesi che tale termine
potesse derivare da quell’erba aromatica chiamata ireus!
Frase, che scritta in latino diventa: eirisim … ab ireo,
(cioè eirisim deriva dalla parola ireus)!

Ora: siccome nell’Almagesto la prima stella del cigno
di cui si parla è proprio quella del becco,
è molto probabile che in qualche antico manoscritto
le ultime due parole che facevano risalire Urnis ..ab ireo
andarono a finire, rispetto al titolo,
all’inizio della riga successiva,
in quella cioè dedicata alla stella β cygni!

Proprio questa banale confusione
avrebbe portato ad identificare ab ireo,
come il nome della prima stella del cigno!
E una sua successiva “arabicizzazione”,
avrebbe infine portato l’aggiunta della “l”,
così da formare l’articolo arabo al-,
arrivando così alla costruzione finale di ALBIREO!

Sembra incredibile!

Continuando, c’è un’ultima stellina del Cigno
che eredita un nome, anche se poco luminosa.
Si tratta di 61 cygni, divenuta, grazie a Giuseppe Piazzi,
una delle stelle più famose del cielo!
Egli si era infatti accorto che bastavano pochi anni
per riuscire a notare letteralmente
il suo spostamento rispetto alle stelle più lontane,
tanto da essere chiamata “Stella Volante”!

Questa caratteristica pose fine al vecchio assioma
che identificava le stelle più luminose con quelle più vicine
perché ovviamente il suo movimento non poteva
che portare alla conclusione che fosse da annoverare
tra gli astri più vicini al Sistema Solare!
Ed infatti divenne anche il primo di cui si riuscirà,
nel 1838 a misurare con certezza la distanza,
attraverso il metodo della parallasse!

La Stella Volante si rivela al telescopio
come una coppia larga di astri
dalle magnitudini e sfumature arancio-ambra
molto simili tra loro!

Eccoci giunti finalmente alla meta:
questa piccola passeggiata nel cielo estivo
si è rivelato un viaggio attraverso
i vari secoli e le varie tradizioni!

Qui la mappa in pdf NomiDelleStelleDelTriangoloEstivo

All’inizio del XVI secolo, Albrech Durer,
nell’incidere per la prima volta al mondo
l’intera mappa delle costellazioni della volta celeste,
con un singolare disegno di una Lira
dotata di ali, zampe e testa di uccello rapace,
riucì ad unire, in una sola immagine,
la tradizione astronomica greca con quella araba!

Geniale sintesi di quello che è oggi il cielo stellato
nei nomi delle sue stelle
e nelle costellazioni che disegnano:
un puzzle di differenti tradizioni umane
tra loro stranamente ma eternamente appiccicate!

Cieli colorati!!!

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