Galileo e la metà del cielo.

La metà del cielo
La metà del cielo

Non è sicuramente un fatto comune notare che l’Occhio del Toro, cioè Aldebaran, la stella più luminosa di questa costellazione e il Cuore dello Scorpione, Antares, tramontano e sorgono quasi in modo contemporaneo, cosicchè, quando la prima sta per andare sotto l’orizzonte, l’altra, comincia a splendere quasi esattamente dall’altra parte del cielo.

Eppure questa semplice coincidenza, notata già 2000 anni fa da Tolomeo, era considerata una concreta dimostrazione del fatto che la Terra dovesse occupare esattamente il centro dell’intero Universo: se infatti da qualunque posto del pianeta e in qualunque momento dell’anno quando l’una tramonta, l’altra si leva, dividendo il cielo in due parti perfettamente uguali, allora l’unica conclusione plausibile sembrava essere che la Terra dovesse trovarsi esattamente al centro dell’universo, e di conseguenza che fosse fissa rispetto a tutto il resto del cosmo.

geocentrismo

Lo stesso Galileo, alcuni anni prima delle sue osservazioni astronomiche, nel terzo capitolo del suo Trattato sulla sfera, usò l’esempio delle stelle opposte proprio a dimostrazione della centralità della Terra all’interno della sfera celeste.

Ma quando cominiciò ad usare il telescopio, approfondendo quanto aveva affermato precedentemente, seppe facilmente dimostrare che, in effetti, la coincidenza che si osserva nelle stelle opposte non è conpatibile solamente all’interno del Sistema Geocentrico, dove a ruotare è la volta celeste, ma anche con quello Eliocentrico, dove a ruotare è invece la Terra ed il cielo è  fermo: ragion per cui, tale coincidenza, risultava e risulta incapace a provar nulla circa la posizione della Terra nell’Universo.

L’occasione si ebbe nel 1616, quando il teologo ravennate, Francesco Ingoli, redasse una “Disputatio sul luogo e la quiete della Terra contro il sistema di Copernico” nella quale volle fissare su carta le principali ragioni matematiche, fisiche e teologiche contro la dottrina eliocentrica, così da poter permettere a Galileo, sua amico, di replicare in modo più conveniente sui vari punti.

Proprio tra gli argomenti matematici contrari alla posizione della Terra nel sistema Copernicano, il teologo rievoca quella coincidenza fra Aldebaran e Antares di cui parlò Tolomeo nel primo capitolo dell’Almagesto:

“la Terra è nel centro del mondo, perché, dovunque vi sia un uomo, egli vede sempre la metà del cielo, cioè 180 gradi; il che non accadrebbe se la Terra fosse situata fuori dal centro. Che la metà del cielo si veda da ogni dove, è evidente dalle stelle fisse opposte, delle quali una sorge mentre l’altra tramonta, come nel caso dell’Occhio del Toro e del Cuore dello Scorpione”.

Galileo, rispondendo minuziosamente ad ogni argomentazione dell’amico così replica su questo punto:

“veramente io mi sono meravigliato che altri astronomi di gran nome e seguaci del Copernico, abbino auto ad affaticarsi non poco per levar questa instanza, né gli sia venuta in mente la vera e facilissima risposta […] Però, notate, Sig. Ingoli, che è vero che nascendo e tramontando alternamente appresso tutti gli orizonti due stelle fisse, bisogna per necessità dire, la Terra esser nel mezzo della sfera stellata, tuttavolta però che la Terra stia immobile e ch’il nascere e tramontare derivi dal moto e conversione della sfera stellata: ma se noi (come fa il Copernico) faremo star ferma la sfera e rivolgere in se stesso il globo terrestre, ponetelo pur poi dove più vi piace, che sempre avverrà delle due stelle fisse quello che si è detto, cioè il nascere e tramontare alternamente”.

“E per più chiara intelligenza, sia la sfera stellata, il cui centro D, e la Terra A remota quanto si voglia da esso centro, e sia l’orizzonte secondo la retta linea BC. Ora se noi, stando ferma la Terra e l’orizzonte, intenderemo la sfera stellata muoversi intorno al suo centro D, ed una stella nascere in C mentre l’altra tramonta in B, è manifesto che quando la C sarà in B, la B non sarà altramente ritornata in C (essendo l’arco sopra la Terra CEB minore del rimanente sotto Terra), ma sarà S (posto l’arco BS uguale all’arco CEB): tarderà dunque la stella B a nascere, dopo il tramontar della C, quanto è il tempo dell’arco SC”.

Il disegno di Galileo
Il disegno di Galileo

Ma ponghiamo adesso che la sfera stellata sia fissa, e mobile la Terra in sé medesima, la quale seco porterà l’orizzonte CB: e’ non è dubbio alcuno che quando il termine dell’orizzonte B sarà in C l’altro C sarà in B; e dove prima le due stelle C, B una era nel termine orientale e l’altra nell’occidentale, fatta tal conversione la Terra, ritorneranno nello stesso momento di tempo scambievolmente ne’ medesimi termini: tal che, come voi vedete questo scambievol nascimento e occultamento non prova nulla circa il sito della Terra“.

Cieli colorati!!!

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