Galileo e il fantasma di Giove

Autografo di Galileo
Autografo di Galileo

Il mattino del 15 Agosto del 2012, in occasione del più o meno raro
transito contemporaneo delle ombre di Io ed Europa su Giove,
rimasi fortemente sorpreso dall’essere riuscito ad osservare
il fenomeno nei suoi dettagli  fino a quando il Sole,
alto 20° sull’orizzonte, avendo superato i palazzi vicini,
stava ormai illuminando anche me.

Nell’azzurro del cielo,
i colori del pianeta gigante erano molto sbiaditi
per cui, ciò che si presentava all’occhio
assomigliava più che altro al “fantasma di Giove”.

A pochi anni da quella osservazione, è stato bello “scoprire”
che anche questo stupore è vecchio 400 anni,
perché anche in questo Galileo ha preceduto tutti!

In una lettera all’amico Cristoforo Clavio, infatti,
dopo aver saputo che questo, “havendo ricercato intorno a Giove,
con un occhiale, de i Pianeti Medicei, 
non gli era succeduto il potergli incontrare”,
dopo avergli spiegato la necessità strettissima
di tenere ben fermo lo strumento per la riuscita dell’osservazione,
continua dicendo:

Havendo ultimamente perfezionato un poco più il mio strumento,
veggonsi i nuovi Pianeti così lucidi et distinti
come le stelle della seconda grandezza con l’occhio naturale;
sì che volendo io, 15 giorni sono, far prova 
quanto duravo a vedergli mentre si rischiarava l’aurora,
erano già sparite tutte le stelle, eccetto la Canicola,
et quelli ancora si vedevano benissimo con l’occhiale.
Spariti dopo questi ancora, andai seguitando Giove
per vedere parimenti quanto durava a vedersi;
et finalmente era il sole alto più di 15 gradi sopra l’orizzonte,
et pur Giove si vedeva distintissimo et grande,
in modo che posso essere sicuro che seguitandolo col cannone,
si saria veduto tutto ‘l giorno“.

GALILEO a [CRISTOFORO CLAVIO in Roma],
Firenze, 17 Settembre 1610.

Il primo invece ad osservare anche i satelliti Medicei di giorno
sembra sia stato, nel 1823, Giovanni Battista Amici,
ingegnere, matematico e fisico italiano del XIX secolo.

Ecco come descrive il fatto in una lettera
all’amico  Franz Xaver von Zach:

“malgrado lo splendore del sole alto già sopra l’orizzonte,
non solo potei scoprire tre satelliti
e misurarne facilmente alcune distanze,
ma ben anche fui fortunato spettatore
della progressiva occultazione
di uno di questi sotto il disco di Giove […]
con un’amplificazione di quattrocento volte.
Esso mi si presentò colle sue bande per eccellenza distinte
ed accompagnato da tre satelliti, due precedenti ed uno seguente,
de’ quali i dischi mi si mostrarono perfettamente rotondi,
e di un diametro sensibile”.

Qui trovi il testo integrale:G.B.Amici – SatellitidiGioveinpienogiorno.pdf

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