Gli IMPRONUNCIABILI nomi delle stelle – Articolo su SPAZIO Magazine

Una delle cose più belle che un appassionato di astronomia può fare è quella di CHIAMARE per NOME le stelle delle volta celeste.

La cosa è così poetica che nella Bibbia è assegnata a Dio stesso:

Egli conta il numero delle stelle e le chiama tutte per nome

…e assegnata a Lui solamente, perché se l’uomo poteva dare il nome agli animali, quello del resto delle cose venute fuori dalla Sua parola creatice, era quindi già fissato.

In effetti quando si prova a leggere questi nomi, essi appaiono davvero “impronunciabili”: Betelgeuse, Aldebaran, ma anche Zubenelgenubi, Azelfafage, Unurgunite … eppure quanto è bello sapere individuare le stelle a cui appartengono e conoscere il loro significato.

Chiamare le stelle per nome è come tirarle fuori dal nulla. Conoscerne i significati e raccontare i fatti mitologici nascosti dietro le costellazioni che disegnano, le porta via dell’anonimato del cielo, fa scoprire cosa vedeva chi per primo li ha inventati, chiarisce le circostanze da cui vengono fuori e ci rivela che la maggior parte di essi deriva da tradizioni arabe che non combaciano affatto con la costellazione greca che le ospita.

È ciò che ho provato a sintetizzare nell’ultimo numero cartaceo della rivista SPAZIO Magazine dell’ADAA con un articolo dedicato a una delle pratiche CHE più Mi diletta FARE sotto il cielo stellato.

Ogni popolo ha dato nomi alle stelle, solitamente a quelle più luminose. E così già nel 2016 The International Astronomical Union riconoscendo il valore di questo immenso patrimonio umano, al fine di studiare e preservare la forma e il significato di ognuno di essi, ha costituito un Gruppo di Lavoro dedicato ai nomi delle stelle visibili ad occhio nudo.

È solo recentemente però che il Working Group on Star Names, accanto all’elenco degli OLTRE 400 NOMI riconosciuti ufficialmente, ha pubblicato anche una dettagliata descrizione etimologica di ognuno di essi, frutto del lavoro di anni di studi.

Un patrimonio umano, ordinato e garantito da una fonte competente, finalmente accesibile a tutti con un semplice LINK e per il quale mi sono sentito di ringraziarli direttamente.

Email inviata al WGSN e da loro pubblicata sulla loro pagina

Eppure questo patrimonio è ancora così poco conosciuto anche da noi astrofili, che impegnati solitamente ad osservare o a immortalare oggetti deepsky, tralasciamo troppo spesso di conoscere ciò che della volta celeste si vede già ad occhio nudo …e che oramai sta pian piano sparendo.

“Navita tum stellis numeros et nomina fecit”, Virgilio, Georgiche.

👉 Ringrazio Felice Stoppa di Atlas Coelestis per l’utilizzo delle immagini che accompagnano l’articolo.

👉 SPAZIO Magazine è recentemente diventato digitale. Qui tutte le info per abbonarsi.

Supernova SN2025rbs in NGC7331

Osservazione visuale della luminosa supernova nella galassia NGC7331.

L’esplosione di una stella in questa famosa galassia della costellazione del #Pegaso è stata scoperta solo alcuni giorni fa. Non avevo letto quanto fosse luminosa, per cui quando l’altro ieri ho puntato la galassia al telescopio, non credevo affatto di riuscire a notare qualcosa.

Ed invece, se a medi ingrandimenti il vicinissimo bulge galattico ne impediva l’individuazione, ad alti ingrandimenti era chiaramente visibile come un puntino accanto al centro galattico. “Puntino” che paragonato alle altre stelle visibili, stimerei di 14esima magnitudine.

È una supernova notevolmente luminosa, se pensiamo che sia lontana 45 milioni di anni luce e che sia paragonabile alla luminosità dell’intera galassia che la ospita.

Tutti dettagli che ci ricordano quanto sia grande quello che ci circonda e di conseguenza, quanto sia angusto — parafrasando Cicerone — lo spazio e il tempo in cui gli uomini provano ad espandere la loro gloria.

L’immagine qui presente è un singolo scatto ripreso con Huawei p30 pro all’oculare di un Dobson Stargate da 46cm di diametro a 95x. ISO409600 0.5s.

Scatti alla Luna piena di luglio e loro pubblicazione

🌕 Luna tra nuvole viola che sorge su Palombara Sabina

Ieri sera la Luna portava con sé una piccola nuvola. Non ci credete? Fate bene 😜

Eppure la cosa è quasi incredibile quanto il fatto che l’unica nuvoletta presente in tutto il cielo, si trovasse proprio in quel piccolo punto da cui doveva sorgere, tanto da impedirne la prima parte della visione 😵‍💫

Ma a pensarci bene quelle piccole nuvole violacee in un cielo rosa hanno finito invece per arricchire la visione finale, che ho poi immortalato in alcuni scatti.

🌕 Tramonto di #LunaPiena sul Castello Savelli, nel borgo di #Nazzano in provincia di Roma.La sua torre imponente si affaccia sulla Valle del Tevere, oggi Riserva Naturale Nazzano Tevere-Farfa di 800 ettari.

Quel cielo “azzurro” che fa da sfondo è l’ombra della Terra sull’atmosfera terrestre. Singolo scatto ripreso questa mattina a circa 2km di distanza.

Quando la Luna è bassa all’orizzonte sembra enorme …ma è solo un illusione. E a cavallo di quei momenti diventa pure #cangiante: quando il cielo è abbastanza scuro infatti appare #arancione; ma quando è ancora troppo chiaro come ieri, si mostra #bianca o #giallina, in base alla quantità di luce che c’è.

Poi, man mano che sale nel cielo e pian piano che il cielo si fa scuro, quel giallo diventa sempre più intenso, o quell’arancione diventa sempre più giallo, fino a diventare in entrambi i casi di colore #bianco, una volta alta nel cielo della notte.

Alcuni di questi dettagli li racconta l’articolo del BBC Sky at Night Magazine dedicato alla Luna Piena di questo mese, chiamata “Luna del Cervo”. Articolo in cui sono presente anche le mie foto della Luna piena del mese scorso e quest’ultima.

Qui l’articolo.

Singoli scatto con Nikon coolpix p510.

Luna al primo giorno sui resti di Liternum. Scatto che rievoca il Sogno di Scipione.

🌙 Questa semplice immagine della Luna che tramonta su Liternum, colonia romana del II secolo a.C. posta sulle sponde del Lago Patria a Giugliano in Campania, si rivela un bel modo per rievocare quel testo di Cicerone a tema astronomico intitolato Sogno di Scipione.

Tito Livio, Seneca ed altre fonti riportano che tra le mura di quest’antica citta, con anfiteatro, Capitolium e basilica, trascorse gli ultimi anni della sua vita Publio Cornelio Scipione, console, proconsole, ambasciatore e generale romano, noto soprattutto per la sua vittoria su Annibale nelle battaglie africane, da cui il nome di Scipione l’Africano.

Secondo le stesse fonti al centro del foro della città era custodita anche la tomba del celebre generale e nella piazza e nel portico c’erano addirittura dipinte le sue gesta. Una personalità così rilevante che secondo Valerio Massimo il nome Lago Patria deriverebbe proprio dalla locuzione che Scipione avrebbe voluto sul suo epitaffio, “Ingrata Patria ne ossa quidem mea habes”, in riferimento a quella Roma da cui si sentì tradito.

Oggi resta ben poco della villa fortificata di Scipione descritta da Seneca e delle tracce legate alla sua figura. Non si ha certezza neppure che la sua tomba fosse veramente qui, e non a Roma, assieme a quella dedicata alla sua famiglia.

Ma questa falce di Luna ripresa accanto all’unica colonna di tufo grigio che ancora si erge sul sito archeologico, ci suggerisce che ci sono ancora tante cose che queste pietre possono raccontare.

Scipione l’Africano infatti è il protagonista di un brano a tema astronomico conosciuto col titolo di Sommium Scipionis, il “Sogno di Scipione”, che conclude il De re publica di Cicerone. Dialogo di carattere filosofico-politico in cui l’autore, proprio attraverso la voce di Scipione, ci offre indirettamente una sintesi del sistema cosmologico-platonico immaginato all’epoca.

Cicerone immagina che Scipione Emiliano, nipote dell’Africano, veda suo nonno attraverso un sogno o una visione e riceva da lui importanti rivelazioni sul cosmo che lo circonda, sull’eternità dell’anima e sulle gesta degli uomini politici che si dedicano al bene comune e a quello della patria:

Eccoti sotto gli occhi tutto l’universo

Racconta l’Africano che il cosmo consisterebbe in nove sfere concentriche che ruotano attorno alla Terra posta immobile al centro: la seconda è quella della Luna, l’astro più piccolo e vicino e che brilla di luce riflessa, seguita da quelle di Mercurio, di Venere, del Sole e da quella degli altri pianeti. Tutte, infine, sarebbero racchiuse dalla sfera delle stelle fisse, che conterrebbe molti più astri di quelli che vediamo.

Movimenti così grandiosi non potrebbero svolgersi in silenzio

per cui le orbite dei pianeti genererebbero quell’immensa Musica Celestiale che avvolgerebbe tutto l’universo e a cui però le orecchie degli uomini sarebbero oramai diventate sorde, perché assuefatte.

Al di sopra della Luna tutto è eterno”

al di sotto invece

tutto è caduto e mortale, eccetto le anime, assegnate per dono dagli dèi al genere umano

La vita continua anche dopo la morte perché le anime sono eterne come le stelle e le costellazioni da cui provengono. “La vita vera” perciò, “è quella dopo la morte”; tuttavia gli uomini la raggiungono sola dopo aver assolto l’impegno di custodire la Terra, la stessa che rispetto al resto del cosmo appare così piccola da far capire quanto sia

angusto lo spazio in cui gli uomini sperano di espandere la propria gloria.

Una vita fatta di giustizia e rispetto conduce alla via del cielo

alla morte infatti l’anima liberata dal corpo può finalmente raggiungere le stelle e ritrovarsi in quella

fascia risplendente tra le fiamme dal candore abbagliante denominata Via Lattea

Lì è assicurato un posto soprattutto per coloro che si sono adoperati per il bene della patria

Per cui,

non smettere mai di fissare lo sguardo verso l’alto.

👉 Qui per la lettura integrale: https://shorturl.at/HD3Uq

👉 Singolo scatto con Nikon coolpix p510.

Osservazione delle MACCHIE solari al La Fuori Festival

☀️ Dopo l’osservazione diurna di #Venere di due anni fa, al @lafuorifestival di quest’anno, festival delle scienze e delle arti, svoltosi dal 20 al 22 giugno al Piazzale delle Gardenie a Roma, abbiamo osservato al telescopio le macchie solari.

Quelle “piccole” chiazze scure visibili sulla superficie del Sole sono spesso più “grandi” della Terra e quando esso è basso all’orizzonte o coperto dalle nuvole, sono visibili pure ad occhio nudo.

👉 Furono osservate così già oltre 1000 anni fa, ma fu solo Galileo Galilei a dimostrare che si trovano “sulla” superficie del Sole: non potevano essere pianeti che transitavano davanti la nostra stella come qualcuno – pur di salvare l’incorruttibilità del Sole – cercava di dimostrare, perché esse mutano, si formano e spariscono e quando si trovano sul bordo del disco solare, rallentano e si vedono “di scorcio”.

Sono come nuvole, dirà perciò Galileo, e seguendole giorno dopo giorno, riuscirà pure a misurare il periodo di rotazione del Sole.

👉 Esse sono effetto di anomalie del campo magnetico della nostra stella, segno di un ciclo solare e correlate alle recenti aurore boreali visibili fino a basse latitudini…

… quante storie dietro un po’ di macchie solari.

Grazie Edwige Pezzulli Stępniewska

Occultazione delle Pleiadi

🌙✨️All’alba di questa mattina ho sognato di trovare la Luna su un prato a giocare con uno sciame di lucciole.

Invece era semplicemente l’occultazione delle Pleiadi da parte di un falcetto lunare visibile sopra la lontana cima nei pressi del Terminillo.

Nell’immagine la fine dell’occultazione di Merope. Singolo scatto con Nikon coolpix p510.

Al binocolo la visione era fantastica. Ad occhio nudo le Pleiadi non erano visibili.

Nel video il fenomeno visto al telescopio con l’improvviso passaggio di due satelliti e la riapparizione di Merope.

Congiunzione Marte – Regolo

In queste sere Marte è in congiunzione con Regolo, la stella più luminosa della costellazione del Leone. La vicinanza tra due astri di prima grandezza è sempre bella, ma lo è ancora più quando sono pure di differenti #colore come in questo caso.

🟠🔵 Le loro sfumature sono percepibili già ad occhio nudo e lo diventano ancora di più al binocolo o al telescopio. Se poi si riprendono fuori fuoco ancora meglio 🙂

Ricordano quelle visibili nella doppia 145 del Cane Maggiore, o quelle della coppia Nu1 e Nu2 Bootis, o ancora quelle visibili nella carbon star WZ Cassiopeae e compagna.

Tutti astri catalogati nell’Albero delle Stelle, l’elenco delle stelle più colorate del cielo.Possiamo vederli luccicare ad Ovest ( sì anche Marte talvolta luccica ) nella prima parte della sera ancora per alcuni giorni.

Singolo scatto senza alcuna elaborazione. Nei commenti altri scatti ripresi volutamente “alla mia maniera”, per meglio percepirne i colori.

Un TELESCOPIO tutto per TE. Osservazioni con Marco e Silvia

✨️ Un REGALO grande QUANTO il CIELO

Venerdì 6 giugno il cielo stellato del @tanciahostelhouse si è rivelato il dono perfetto per Marco e Silvia.

La prima tappa di questo cosmico viaggio a bordo di un GRANDE telescopio da 46cm, non poteva che essere la Luna, in particolare la romantica Baia degli Arcobaleni in cui, alcuni secoli fa Gian Domenico Cassini ci vide il profilo della sua amata Genevieve.

Proprio come quella sera – e solo nel decimo giorno lunare – il gioco di ombre e luci che si crea lungo il terminatore ridisegna quel profilo alato e dal collo possente: impossibile non notarlo, soprattutto una volta vista la CARTA della LUNA fatta disegnare da Cassini e che per quel dettaglio viene da tutti definita “Dichiarazione d’amore”.

Dettaglio della mappa di Cassini, col cuore nel Mare della Tranquillità.

La pareidolia della Signora della Luna ci ha portato a parlare di quelle tradizionalmente riconosciute nelle Macchie della LUNA – il Coniglio, il Volto e l’Uomo nella Luna – che con l’aiuto di alcune GIF, dopo averle riconosciute, ne abbiamo ripercorso velocemente le trame.

Lasciata la Luna, ma ancora guidati dalla fantasia, abbiamo passeggiato nella volta celeste tra gli asterismi e tra le più luminose costellazioni, così da raccontare quelle mitologiche storie nascoste dietro gli impronunciabili nomi che portano le loro stelle.

🔭 Approfittando del grande diametro del telescopio abbiamo osservato le centinaia di stelle visibili negli ammassi aperti e globulari ed osservato a vari ingrandimenti le nebulose planetarie più luminose, come l’Anello della Lira, l’Occhio di Gatto e la Nebulosa Smeraldo, descrivendone le forme e l’eventuale colore.

Particolarmente apprezzate da Marco sono state le stelle doppie Mizar e la famosa Doppia doppia. Sorprendente si è rivelato il contrastro cromatico tra le componenti di Albireo, Rasalgethi, 70 Oph e l’intenso rossore delle carbon stars. Astri che ci siamo divertiti a scuotere nell’oculare per meglio apprezzarne le sfumature.

🪐 L’ultima parte dell’osservazione si è svolta all’alba, cosí da ammirare le fasi di Venere, Saturno col suo ritrovato anello ed il debole disco di Nettuno.

A presto Marco e Silvia,
spero vi siate divertiti quanto me!