
Come ci racconta Virgilio nell’Eneide, il promontorio su cui si erge questo bellissimo faro, prende il nome da Miseno, amico di Enea e figlio di Eolo.
Esso ne costituirebbe il sepolcro stesso, eretto da Enea per onorare l’amico, trovato morto proprio come gli aveva predetto la Sibilla Cumana.
“Miseno è detto, e si dirà mai sempre”
Eneide VI, 230 – 235.
Dopo il ritrovamento del ramo d’oro, attraverso una grotta nascosta nel vicino Lago d’Averno, Enea potrà finalmente entrare negli Inferi e parlare con suo padre Anchise nella zona dei Campi Elisi, dove si concentravano le anime degli eroi e dei saggi.
Col tempo alcune tradizioni platoniche e stoiche sposteranno i Campi Elisi dal mondo sotterraneo fino a quello della Luna.
Singolo scatto con Nikon coolpix p900 ripreso ad oltre 2,5 Km di distanza dal faro.


