💫💫 Anche quest’anno ho potuto trascorrere la notte delle #Perseidi al Parco Nazionale del Pollino, uno dei cieli più bui d’Italia.
Stavolta però la presenza della Luna gibbosa ha particolarmente sfavorito la loro visione, infatti sono riuscito a contarne solamente una ventina.
È pur vero che non avevo lo sguardo sempre verso l’alto: ne ho approfittato infatti anche per dare un’occhiata agli oggetti del profondo cielo più popolari, alla ancora luminosa supernova in NGC7331, per fotografare alcuni ghirigori di stelle basse all’orizzonte ed azzardare 650 ingrandimenti nell’osservazione delle planetarie ( un traguardo da riprovare con un cielo senza Luna).
La Luna era così luminosa che pian piano che saliva all’orizzonte riusciva a spegnere quasi totalmente la visione della Via Lattera: in queste due notti infatti ho visto la Via Lattea diventare sempre più evidente col calare della notte e poche decine di minuti dopo cominciare di nuovo a sparire perché vinta dalla luce della Luna.
Ho osservato fino all’alba così da ammirare anche Venere e Giove in congiunzione fin dal loro sorgere a pochissimi gradi dall’orizzonte.
Ecco la Luna quasi piena di agosto affacciarsi direttamente dall’arco del Colosseo.
Con le due colonne ai lati ed i particolari colori della pietra, l’arco sembra diventare la perfetta cornice per un quadro antico come la Luna.
È stato davvero suggestivo vederla.
Inizialmente era debole ed opaca, quasi da confondersi con il cielo, per cui nessuno l’aveva notata. Ma pian piano che saliva, diventando sempre più luminosa, ha cominciato ad attirare l’attenzione di tutti i turisti presenti.
Nel giro di pochi secondi, non ero più l’unico ad ammirare il particolare spettacolo che disegnava col Colosseo.
Chi notava la scena, oltre a meravigliarsi e a fare foto, chiedeva ai passanti di farsi immortalare con un sorriso, un abbraccio o un bacio con alle spalle la Luna che si mostrava da quell’unico arco libero del Colosseo che si affaccia su Via dei Fori Imperiali.
Uno stupore che descriverei non troppo diverso da quello provato dagli antichi quando vedevano gli astri esattamente sugli edifici con cui li avevano allineati.
Sono sempre piu convinto che sarebbe un’ottima idea commemorare le congiunzioni tra Cielo e Terra informando tutti della possibilità che se crea, perché è bello ammirare scatti come questi, ma è ancora più bello assistere allo spettacolo di persona.
Ringrazio la rivista BBC Sky at Night per aver pubblicato parte di questo articolo sulle loro pagine digitali.
🔭👀🌳Se la prima sera è stata ventosa e con un cielo lettiginoso, ieri sera è stato decisamente limpido.
👉Così limpido che Arturo e Vega erano incredibilmente visibili fin subito dopo il tramonto e le parti più luminose della Via Lattea erano già percepibili a circa un’ora alla notte astronomica.
👉Così limpido che la coppia di stelle Mu1 e Mu2 dello Scorpione erano chiaramente visibili e sdoppiabili anche quando ancora basse all’orizzonte, e così da poterle finalmente chiamare per nome, Xamidimura e Pipirima come recentemente fatto dall’IAU, The International Astronomical Union. Termini troppo simpatici per non impararli e per non conoscere il loro significato.
I colori delle stelle attraverso la sfocatura
👉 Così limpido da raggiungere ad occhio nudo la visione di Al Ruba, il piccolo di cammello nella Testa del Dragone e allo zenith al telescopio, la magnitudine +15.6, cioè quella della nana bianca al centro di M57, la Nebulosa Anello della Lira, che sono riuscito ad osservare per la prima volta 🤩
Supernova SN2025RBS in NGC7331
Ho osservato per tutta la notte, fino al sorgere di Venere e dello spicchio della Luna all’alba. Un vero spettacolo ammirare le forme delle costellazioni più deboli, come i rivoli d’acqua dell’Acquario, il cerchietto dei Pesci e la Chioma di Berenice. E notare l’assenza di Mira tra le stelle della Balena.
Xamidimura e Pipirima al telescopio
Durante queste ore la Via Lattea era visibile ad occhio nudo dalla Nebulosa Tolomeo a sudovest fino al Doppio Ammasso del Perseo a nordest contemporamente. Erano ben visibili le zone chiare e scure che la compongono, in particolare l’evanescente nebulosa oscura del Cavallino e quella più nettamente visibile e posta a Nord di Deneb che dovrebbe chiamarsi La Gentil 3, dal nome dell’astronomo che per primo l’ha descritta.
✨️Tra i numeri ammassi aperti carichi di stelle osservati, menziono NGC1245 nel Perseo, NGC6819 nel Cigno e NGC6645 nel Sagittario per l’alta concentrazione stellare che presentano. Il secondo ricordava le zampe posteriori di una rana che nuota, il terzo per la presenza di zone scure, ricordava invece la testa di Mickey Mouse.
Colori stellari tra Scorpione, Sagittario e Ofiuco
Oltre 20 sono state le nebulose planetarie inquadrate, le più belle delle quali osservate fino a 404x per ammirare le traccie delle loro strutture interne; e decine pure i globulari risolti in stelle: dall’immenso M22, ai bassissimi M55 ed NGC288, fino alle particolari forme di M30, M2 ed M19.
💫 Non è mancata l’osservazione della supernova SN2025RBS nella galassia NGC7331: stavolta facilmente visibile in modo diretto e dall’aspetto puntiforme. Dal confronto con le stelle deboli a lei vicine, l’ho valutata più luminosa della 13esima magnitudine, più brillante quindi di 4 giorni fa.
E poi i bracci di M51 ed M33, la banda oscura di NGC891 e la lunghissima Galassia Ago. Le innumerevoli trame delle nebulose diffuse, dalla Laguna, la Velo, fino alla Crescent, coi loro chiaroscuri e le loro nebulose oscure.
👉Un totale di oltre 100 oggetti deepsky osservati ed ammirati a vari ingrandimenti, talvolta a lungo e più volte nell’arco della notte per meglio imprimere nella mente la loro incantevole visione.
Immagini riprese con Huawei p30 pro. Osservazioni con dobson Sky-Watcher Stargate da 18″.
Una delle cose più belle che un appassionato di astronomia può fare è quella di CHIAMARE per NOME le stelle delle volta celeste.
La cosa è così poetica che nella Bibbia è assegnata a Dio stesso:
Egli conta il numero delle stelle e le chiama tutte per nome
…e assegnata a Lui solamente, perché se l’uomo poteva dare il nome agli animali, quello del resto delle cose venute fuori dalla Sua parola creatice, era quindi già fissato.
In effetti quando si prova a leggere questi nomi, essi appaiono davvero “impronunciabili”: Betelgeuse, Aldebaran, ma anche Zubenelgenubi, Azelfafage, Unurgunite … eppure quanto è bello sapere individuare le stelle a cui appartengono e conoscere il loro significato.
Chiamare le stelle per nome è come tirarle fuori dal nulla. Conoscerne i significati e raccontare i fatti mitologici nascosti dietro le costellazioni che disegnano, le porta via dell’anonimato del cielo, fa scoprire cosa vedeva chi per primo li ha inventati, chiarisce le circostanze da cui vengono fuori e ci rivela che la maggior parte di essi deriva da tradizioni arabe che non combaciano affatto con la costellazione greca che le ospita.
È ciò che ho provato a sintetizzare nell’ultimo numero cartaceo della rivista SPAZIO Magazine dell’ADAA con un articolo dedicato a una delle pratiche CHE più Mi diletta FARE sotto il cielo stellato.
Ogni popolo ha dato nomi alle stelle, solitamente a quelle più luminose. E così già nel 2016 The International Astronomical Union riconoscendo il valore di questo immenso patrimonio umano, al fine di studiare e preservare la forma e il significato di ognuno di essi, ha costituito un Gruppo di Lavoro dedicato ai nomi delle stelle visibili ad occhio nudo.
È solo recentemente però che il Working Group on Star Names, accanto all’elenco degli OLTRE 400 NOMI riconosciuti ufficialmente, ha pubblicato anche una dettagliata descrizione etimologica di ognuno di essi, frutto del lavoro di anni di studi.
Un patrimonio umano, ordinato e garantito da una fonte competente, finalmente accesibile a tutti con un semplice LINK e per il quale mi sono sentito di ringraziarli direttamente.
Email inviata al WGSN e da loro pubblicata sulla loro pagina
Eppure questo patrimonio è ancora così poco conosciuto anche da noi astrofili, che impegnati solitamente ad osservare o a immortalare oggetti deepsky, tralasciamo troppo spesso di conoscere ciò che della volta celeste si vede già ad occhio nudo …e che oramai sta pian piano sparendo.
“Navita tum stellis numeros et nomina fecit”, Virgilio, Georgiche.
👉 Ringrazio Felice Stoppa di Atlas Coelestis per l’utilizzo delle immagini che accompagnano l’articolo.
👉 SPAZIO Magazine è recentemente diventato digitale. Qui tutte le info per abbonarsi.
Osservazione visuale della luminosa supernova nella galassia NGC7331.
L’esplosione di una stella in questa famosa galassia della costellazione del #Pegaso è stata scoperta solo alcuni giorni fa. Non avevo letto quanto fosse luminosa, per cui quando l’altro ieri ho puntato la galassia al telescopio, non credevo affatto di riuscire a notare qualcosa.
Ed invece, se a medi ingrandimenti il vicinissimo bulge galattico ne impediva l’individuazione, ad alti ingrandimenti era chiaramente visibile come un puntino accanto al centro galattico. “Puntino” che paragonato alle altre stelle visibili, stimerei di 14esima magnitudine.
È una supernova notevolmente luminosa, se pensiamo che sia lontana 45 milioni di anni luce e che sia paragonabile alla luminosità dell’intera galassia che la ospita.
Tutti dettagli che ci ricordano quanto sia grande quello che ci circonda e di conseguenza, quanto sia angusto — parafrasando Cicerone — lo spazio e il tempo in cui gli uomini provano ad espandere la loro gloria.
L’immagine qui presente è un singolo scatto ripreso con Huawei p30 pro all’oculare di un Dobson Stargate da 46cm di diametro a 95x. ISO409600 0.5s.
🌕 Luna tra nuvole viola che sorge su Palombara Sabina
Ieri sera la Luna portava con sé una piccola nuvola. Non ci credete? Fate bene 😜
Eppure la cosa è quasi incredibile quanto il fatto che l’unica nuvoletta presente in tutto il cielo, si trovasse proprio in quel piccolo punto da cui doveva sorgere, tanto da impedirne la prima parte della visione 😵💫
Ma a pensarci bene quelle piccole nuvole violacee in un cielo rosa hanno finito invece per arricchire la visione finale, che ho poi immortalato in alcuni scatti.
…
🌕 Tramonto di #LunaPiena sul Castello Savelli, nel borgo di #Nazzano in provincia di Roma.La sua torre imponente si affaccia sulla Valle del Tevere, oggi Riserva Naturale Nazzano Tevere-Farfa di 800 ettari.
Quel cielo “azzurro” che fa da sfondo è l’ombra della Terra sull’atmosfera terrestre. Singolo scatto ripreso questa mattina a circa 2km di distanza.
…
Quando la Luna è bassa all’orizzonte sembra enorme …ma è solo un illusione. E a cavallo di quei momenti diventa pure #cangiante: quando il cielo è abbastanza scuro infatti appare #arancione; ma quando è ancora troppo chiaro come ieri, si mostra #bianca o #giallina, in base alla quantità di luce che c’è.
Poi, man mano che sale nel cielo e pian piano che il cielo si fa scuro, quel giallo diventa sempre più intenso, o quell’arancione diventa sempre più giallo, fino a diventare in entrambi i casi di colore #bianco, una volta alta nel cielo della notte.
Alcuni di questi dettagli li racconta l’articolo del BBC Sky at Night Magazine dedicato alla Luna Piena di questo mese, chiamata “Luna del Cervo”. Articolo in cui sono presente anche le mie foto della Luna piena del mese scorso e quest’ultima.
La difficile falce di Mercurio, osservata da Roma a 285x quando il pianeta era a circa 10 gradi dall’orizzonte.
In visuale la forma era più definita. In queste immagini invece la selezione dei pochi istanti – tra i vari video ripresi – in cui la falce risulta abbastanza evidente.
Dobson sky_watcher 18″ e Huawei p30 pro con zoom x2.
🌙 Questa semplice immagine della Luna che tramonta su Liternum, colonia romana del II secolo a.C. posta sulle sponde del Lago Patria a Giugliano in Campania, si rivela un bel modo per rievocare quel testo di Cicerone a tema astronomico intitolato Sogno di Scipione.
Tito Livio, Seneca ed altre fonti riportano che tra le mura di quest’antica citta, con anfiteatro, Capitolium e basilica, trascorse gli ultimi anni della sua vita Publio Cornelio Scipione, console, proconsole, ambasciatore e generale romano, noto soprattutto per la sua vittoria su Annibale nelle battaglie africane, da cui il nome di Scipione l’Africano.
Secondo le stesse fonti al centro del foro della città era custodita anche la tomba del celebre generale e nella piazza e nel portico c’erano addirittura dipinte le sue gesta. Una personalità così rilevante che secondo Valerio Massimo il nome Lago Patria deriverebbe proprio dalla locuzione che Scipione avrebbe voluto sul suo epitaffio, “Ingrata Patria ne ossa quidem mea habes”, in riferimento a quella Roma da cui si sentì tradito.
Oggi resta ben poco della villa fortificata di Scipione descritta da Seneca e delle tracce legate alla sua figura. Non si ha certezza neppure che la sua tomba fosse veramente qui, e non a Roma, assieme a quella dedicata alla sua famiglia.
Ma questa falce di Luna ripresa accanto all’unica colonna di tufo grigio che ancora si erge sul sito archeologico, ci suggerisce che ci sono ancora tante cose che queste pietre possono raccontare.
Scipione l’Africano infatti è il protagonista di un brano a tema astronomico conosciuto col titolo di Sommium Scipionis, il “Sogno di Scipione”, che conclude il De re publica di Cicerone. Dialogo di carattere filosofico-politico in cui l’autore, proprio attraverso la voce di Scipione, ci offre indirettamente una sintesi del sistema cosmologico-platonico immaginato all’epoca.
Cicerone immagina che Scipione Emiliano, nipote dell’Africano, veda suo nonno attraverso un sogno o una visione e riceva da lui importanti rivelazioni sul cosmo che lo circonda, sull’eternità dell’anima e sulle gesta degli uomini politici che si dedicano al bene comune e a quello della patria:
Eccoti sotto gli occhi tutto l’universo
Racconta l’Africano che il cosmo consisterebbe in nove sfere concentriche che ruotano attorno alla Terra posta immobile al centro: la seconda è quella della Luna, l’astro più piccolo e vicino e che brilla di luce riflessa, seguita da quelle di Mercurio, di Venere, del Sole e da quella degli altri pianeti. Tutte, infine, sarebbero racchiuse dalla sfera delle stelle fisse, che conterrebbe molti più astri di quelli che vediamo.
Movimenti così grandiosi non potrebbero svolgersi in silenzio
per cui le orbite dei pianeti genererebbero quell’immensa Musica Celestiale che avvolgerebbe tutto l’universo e a cui però le orecchie degli uomini sarebbero oramai diventate sorde, perché assuefatte.
Al di sopra della Luna tutto è eterno”
al di sotto invece
tutto è caduto e mortale, eccetto le anime, assegnate per dono dagli dèi al genere umano
La vita continua anche dopo la morte perché le anime sono eterne come le stelle e le costellazioni da cui provengono. “La vita vera” perciò, “è quella dopo la morte”; tuttavia gli uomini la raggiungono sola dopo aver assolto l’impegno di custodire la Terra, la stessa che rispetto al resto del cosmo appare così piccola da far capire quanto sia
angusto lo spazio in cui gli uomini sperano di espandere la propria gloria.
Una vita fatta di giustizia e rispetto conduce alla via del cielo
alla morte infatti l’anima liberata dal corpo può finalmente raggiungere le stelle e ritrovarsi in quella
fascia risplendente tra le fiamme dal candore abbagliante denominata Via Lattea
Lì è assicurato un posto soprattutto per coloro che si sono adoperati per il bene della patria
Per cui,
non smettere mai di fissare lo sguardo verso l’alto.
👉 Qui per la lettura integrale: https://shorturl.at/HD3Uq
☀️ Dopo l’osservazione diurna di #Venere di due anni fa, al @lafuorifestival di quest’anno, festival delle scienze e delle arti, svoltosi dal 20 al 22 giugno al Piazzale delle Gardenie a Roma, abbiamo osservato al telescopio le macchie solari.
Quelle “piccole” chiazze scure visibili sulla superficie del Sole sono spesso più “grandi” della Terra e quando esso è basso all’orizzonte o coperto dalle nuvole, sono visibili pure ad occhio nudo.
👉 Furono osservate così già oltre 1000 anni fa, ma fu solo Galileo Galilei a dimostrare che si trovano “sulla” superficie del Sole: non potevano essere pianeti che transitavano davanti la nostra stella come qualcuno – pur di salvare l’incorruttibilità del Sole – cercava di dimostrare, perché esse mutano, si formano e spariscono e quando si trovano sul bordo del disco solare, rallentano e si vedono “di scorcio”.
Sono come nuvole, dirà perciò Galileo, e seguendole giorno dopo giorno, riuscirà pure a misurare il periodo di rotazione del Sole.
👉 Esse sono effetto di anomalie del campo magnetico della nostra stella, segno di un ciclo solare e correlate alle recenti aurore boreali visibili fino a basse latitudini…