La stella Meravigliosa nel collo della Balena

Basilica di Sant’Ubaldo – Gubbio – 2/12/2018

E’ nuovamente visibile MIRAο Ceti,
la più famosa stella variabile della volta celeste,
perché capace letteralmente di apparire e scomparire
ogni 11 mesi, e per questo definita da Hevelius
«la stella Meravigliosa nel collo della Balena»!

La variabilità dell’astro era probabilmente nota
già intorno al primo millennio d.C. in oriente,
e qualcuno arriva ad ipotizzare addirittura
che lo fosse già ai Celti Boi nel VI secolo a.C.

Due scatti con smartphone al dobson 18″

La storiografia ricorda comunque che il primo a notarla
fu David Fabricius nell’agosto del 1596, quando,
dedicandosi all’osservazione di Giove,
si accorse di una stella di seconda magnitudine
«rossastra come Marte» nella vicina costellazione della Balena.

Cielo del 3 agosto 1596

Quando l’astro cominciò a sparire
divenne ben presto convinto che si trattasse di una cometa,
per cui non si mise a cercarlo nuovamente nel cielo.

Il caso volle però che nel febbraio del 1609,
di nuovo alle prese con Giove in congiunzione con Marte,
notò ancora una volta un “nuovo” astro
all’incirca nella stessa posizione di quello osservato
più di dieci anni prima!

Cielo del 5 febbraio 1609

Scrive così a Keplero il 12 marzo dello stesso anno:
«Che cosa meravigliosa! Dio mi è testimone:
io l’ho vista e osservata per due volte
in differenti momenti!»

Da quel momento cominciò ad associare tali apparizioni
a quelle delle due Stelle Novae apparse negli anni precedenti,
osservate da Thyco nel 1572 e da Keplero nel 1604,
con tutte le conseguenti problematiche
che scaturivano dalla loro incompatibilità
all’interno di un cosmo ritenuto immutabile:

«mio caro Keplero, la mia opinione sulle stellae novae
e sulle comete è vera: non sono create ex novo,
sono solamente private di luce di volta in volta […] 
e quando Dio vuole farci conoscere qualcosa oltre l’ordinario,
illumina quei corpi invisibili così che possano apparire».

Quelle due nuove e luminose stelle,
successivamente scomparse per sempre,
fecero in modo che nessuno si rimettesse alla ricerca
anche di questa stella nuova nella costellazione della Balena,
proprio perché nessuno poteva immaginare
che potesse RIAPPARIRE e che potesse farlo più volte,
meravigliosamente di continuo!!!

Fu così dimenticata per altri 30 anni,
fino a quando Holwarda, intento ad osservare
l’eclissi lunare nella notte di Natale del 1638, notò una luce
molto luminosa ma poco familiare nella costellazione della Balena.
I pochi dati presi e i poveri strumenti che aveva utilizzato,
non davano molto credito alle sue osservazioni, e d’altro canto,
neppure lui arrivò ad associare l’astro appena trovato,
con quello visto da Fabricius molti anni prima.

E così, solo 70 anni dopo la “primissima” osservazione,
Hevelius, con le sue sistematiche osservazioni,
oltre a dare un’identità alle stelle viste da Fabricius e Holwarda
riuscì a dare un nome ed una storia a questo astro Meraviglioso!

Egli, nella sua Historiola Mirae Stellae del 1662,
dove riportò molte effemeridi e descrizioni
relative alla magnitudine e ai cambiamenti cromatici
che dal debole rossiccio nelle fasi di minimo
arrivavano al «brillante e sfolgorante bianco» in quelle di massimo,
diceva: «nessuno può fallire nell’essere completamente convinto
che questa sia esattamente la stessa stella vista da Fabricius […]
quindi, vediamo chiaramente, […] che questa stella
sia ritornata frequentemente e nuovamente svanita».

Mira insomma, si distingueva chiaramente dalle stellae novae
proprio perché capace di riapparire dopo essere scomparsa!
Tuttavia Hevelius non arrivò mai ad ipotizzare
una regolarità nella sua variabilità.
Era infatti convinto che l’effetto fosse dovuto
alla presenza di nuvole passeggere che di tanto in tanto,
forse in base a stagioni simili a quelle terrestri,
ne nascondevano la superficie, bloccandone la luce.

Tornando ad oggi, possiamo confermare in parte
le sue osservazioni circa le sfumature mostrate dall’astro,
perché il colore aranciato visibile nelle fasi di minimo,
diventa decisamente più giallastro nelle fasi di massimo.

E per aiutare
tutti quelli che
avrebbero voluto
trovarla nel cielo,
allegò al testo una mappa
incisa direttamente da lui
riportando la sua
esatta posizione
e le variazioni
di luminosità
osservare in sette date
diverse e consecutive
dal 1660 al 1663.

Una recente tesi del Prof. Costantino Sigismondi
la descrive come la possibile ipotesi
capace di spiegare l’identità dell’astro visto dai Magi!!!

Non ci resta allora che cercarla nel cielo
proprio ora che è visibile ad occhio nudo
perché, una volta capito dove trovarla
sarà davvero meraviglioso riuscire a seguira
per alcune settimane, fino a quando non comincerà a sparire!!!

Cieli colorati!!!

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